Poco osso, molte soluzioni
Molte volte i pazienti che dovrebbero mettere uno o più impianti dentali non hanno un volume di osso sufficiente. Di conseguenza, se non vengono adottate tecniche di implantologia avanzata, spesso i pazienti vengono riabilitati con protesi rimovibili, oppure con denti fissi limando però i denti naturali vicini (spesso sani), o ancora…restano senza il dente (o i denti).
Oggi tuttavia le soluzioni per risolvere questo problema sono numerose e varie a seconda della situazione clinica.
Ad oggi nel nostro studio utilizziamo 8 soluzioni diverse per risolvere i diversi tipi di carenza di osso: è anche interessante notare che, per ridurre sempre più l’invasività dei nostri interventi, la maggior parte di questi non comporta un innesto osseo.
Vediamo quali sono:
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A. Impianti corti o sottili:
Funzionano bene in determinate situazioni cliniche; solo una decina di anni fa erano molto meno diffusi.
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B. Impianti inclinati:
Se c’è osso disponibile nelle immediate vicinanze, in determinate situazioni possono essere inseriti impianti obliquamente rispetto all’asse dei denti.
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C. Implantologia computer-guidata:
Se l’osso è minimo e un inserimento a mano libera rischia di “uscire” dall’osso, l’implantologia computer-guidata risolve questo rischio: ideale per osso sottile o per gli impianti inclinati.
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D. Osseodensificazione:
È una tecnica di fresatura dell’osso che prevede, dopo l’esecuzione di un primo “canale” (foro cilindrico) centrale, il suo progressivo allargamento combinato a una compattazione verso l’esterno dell’osso (anziché progressiva eliminazione di tessuto osseo): essendo quindi più conservativa, è ideale in caso di osso sottile.
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E. Innesto connettivale:
Si tratta di un piccolo prelievo superficiale (e quasi sempre indolore anche nel postoperatorio) di tessuto gengivale del palato, che viene quindi, una volta privato del suo strato esterno (epiteliale), suturato alla faccia interna della gengiva in corrispondenza dell’impianto appena inserito: viene utilizzato anche per compensare piccole mancanze di osso superficiale esternamente all’impianto, senza quindi ricorrere a innesti ossei (che funzionano poco se sono di dimensioni troppo ridotte).
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F. Mini-rialzo del seno mascellare (accesso crestale):
Nel caso manchi osso in senso verticale in zona premolare-molare superiore, in determinate situazioni la soluzione consiste in questo intervento mini-invasivo totalmente indolore (anche nel post-operatorio) che consiste nel sollevare la sottile membrana interna del seno mascellare permettendo così di inserire un impianto di lunghezza normale; se manca poco osso questo tipo di intervento non prevede un innesto osseo e viene effettuato contestualmente all’inserimento dell’impianto.
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G. Grande rialzo del seno (accesso laterale):
Nel caso la mancanza di osso in senso verticale sia molto marcata e il seno mascellare sia largo, può essere indicato questo intervento che invece prevede sempre un innesto osseo da eseguire circa 9 mesi prima dell’inserimento degli impianti.
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H. Rigenerazione ossea:
Viene riservata ai casi in cui le soluzioni di cui sopra non sono praticabili o causerebbero comunque problemi di tipo estetico, funzionale, biologico o igienico; prevede un innesto osseo e, a seconda dei casi, può essere contestuale all’inserimento degli impianti oppure, nei casi più avanzati, precederlo di 6-9 mesi.
Risulta quindi chiaro che oggi le soluzioni alla carenza di osso ai fini implantari sono veramente molte.